Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 80 del 30/11/2006
(Misure a tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini di Gela e delle
aree limitrofe - n. 2-00233)
PRESIDENTE. L'onorevole Dioguardi ha facoltà di illustrare la sua interpellanza
n. 2-00233 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 10).
DANIELA DIOGUARDI. Signor Presidente, vista l'ora tarda, cercherò di essere
breve.
Ringrazio il sottosegretario per essere qui. Con questa interpellanza abbiamo
voluto sottolineare la gravità e la drammaticità della situazione di Gela e
sottoporla ad una attenzione particolare, nonché invitare il Governo ad
un'iniziativa. Si tratta di un'iniziativa che, chiaramente, prevede momenti e
fasi diverse. Ci sono cose che è possibile fare subito ed altre che vanno
verificate.
La situazione di Gela è emblematica. Si è parlato del «caso Gela». Essa è
emblematica sotto molti aspetti: è emblematica di uno sviluppo distorto, che non
tiene assolutamente conto del territorio, delle sue vocazioni e della sua
cultura. Si è
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aperto il petrolchimico nel 1959 ed è diventata una cattedrale nel deserto. Il
sogno si è trasformato in un incubo per quella popolazione.
Essa è emblematica - lo voglio sottolineare - di una differenza di tempi, che
dobbiamo cercare di accorciare, tra i tempi della politica, quelli delle
istituzioni e quelli dei cittadini, uomini e donne in carne ed ossa, soprattutto
quando di mezzo c'è la sofferenza.
Quindi, credo che si debba tenere conto dei dati che emergono già da tempo e che
si aggravano ulteriormente, secondo quanto hanno riportato i giornali e la
televisione, per cui sappiamo che c'è un'altissima incidenza di malattie
oncologiche. I dati ci parlano del 57 per cento in più di mortalità per tumore
allo stomaco negli uomini e del 74 per cento di tumori al colon retto nelle
donne.
Quindi, sono dati davvero allarmanti. A questi dati si uniscono recenti studi
svolti anche per iniziativa della magistratura di Gela, che sta indagando su
alcune morti sospette anche dei lavoratori del Petrolchimico, ed indagini svolte
sui nati con malformazioni congenite. Anche questi sono dati gravi e spaventosi.
Vi è un'altissima percentuale di ipospadie che non sono state mai riscontrate in
nessun'altra zona industriale. Quaranta bambini su mille nascono con
malformazioni congenite alle vie respiratorie, al sistema cardiovascolare e agli
arti. Vi è, davvero, una situazione di grande allarme.
Dagli studi emerge che vi è una connessione tra la salute (in questo caso,
bisognerebbe dire la precarietà della salute) e le sostanze nocive ed
inquinanti. In proposito, anche il Governo dovrebbe fare in modo che venissero
effettuate quelle opere di manutenzione e di aggiornamento all'impianto che non
vengono realizzate, come dimostrano anche gli ultimi episodi avvenuti. A
settembre, sono fuoriusciti fumi maleodoranti e si è dovuto fermare l'impianto.
Tutto ciò a danno della cittadinanza.
Bisogna agire immediatamente. Sono problemi difficili, che non si possono
risolvere come si è fatto nel 2002, trasformando con un provvedimento una
sostanza nociva in una sostanza positiva. Infatti, a causa di alcuni problemi
che si erano verificati, il pet-coke (questa sostanza incriminata, a causa della
quale la magistratura aveva chiuso l'impianto) è stata derubricata tra le
sostanze combustibili ed eliminata dalla lista dei prodotti di scarto della
lavorazione del petrolio.
Capisco che vi è il problema del lavoro; ma il lavoro non può essere in
contraddizione con la salute. Allora, credo che dobbiamo dare delle risposte,
che già da tempo i cittadini e le cittadine di Gela aspettano, in ordine ad una
bonifica del territorio e ad una riconversione che non può avere chiaramente
tempi brevi. È veramente un problema di pianificazione, ma è importante iniziare
ed avere un progetto su cui continuare a lavorare. Quindi, occorre una
conferenza di servizi che veda insieme i ministeri responsabili, la regione, gli
enti locali, la provincia, il comune e anche i rappresentanti dell'ENI, affinché
intanto si abbia un progetto. Questa sarebbe una grande opera utile per la
Sicilia e potrebbe essere anche un reale volano di sviluppo.
Vi sono, poi, problemi anche più immediati. Abbiamo la possibilità di risolverli
con i 3 miliardi di euro che nel disegno di legge finanziaria vengono previsti
proprio per investimenti destinati all'ammodernamento degli ospedali e
all'apertura di nuovi servizi sanitari, con particolare attenzione ad
apparecchiature di radiodiagnostica e radioterapia con priorità per le regioni
meridionali. Ancora, sono previsti strutture residenziali per malati terminali e
l'incremento degli screening oncologici.
Occorre che a Gela ci sia - come già, peraltro, previsto dal piano sanitario
regionale - un dipartimento oncologico di secondo livello. Tra l'altro, si
tratterebbe di potenziare strutture già esistenti e di creare unità operative di
radioterapia e l'hospice per le cure palliative per i malati terminali.
Rendiamoci conto di qual è la situazione di questi cittadini e di questa
comunità. Non solo hanno un'alta percentuale
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di mortalità e sono più a rischio rispetto a certe malattie, ma nel momento in
cui si ammalano non hanno neppure le strutture sociosanitarie essenziali. Sono
sottoposti a difficoltà e disagi di vario tipo. Debbono spostarsi dalla loro
città, debbono allontanarsi, con problemi di pendolarità, e debbono allontanarsi
anche nei momenti più gravi, nei momenti della separazione dalle loro famiglie.
Quindi questa è una risposta che noi possiamo e dobbiamo dare. È necessaria
inoltre l'attivazione (si è visto che è fondamentale per le malattie
oncologiche) di un servizio di biologia molecolare, che potrebbe essere attivato
a Caltanissetta all'interno del dipartimento oncologico di terzo livello oppure
anche localizzato direttamente a Gela. Sempre a Gela, sarebbe necessaria
un'unità di igiene ambientale, che accorpi il monitoraggio, l'interpretazione
dei dati, l'indagine epidemiologica, l'indicazione degli interventi nel
territorio. E ancora, altra cosa essenziale sarebbe un registro dei tumori, per
la raccolta e l'interpretazione dei dati di prevalenza e di incidenza delle
diverse tipologie di patologie neoplastiche e un servizio di medicina e di
igiene del lavoro.
I morti non sono soltanto quei lavoratori che muoiono negli incidenti. Ci sono
anche lavoratori che muoiono per effetto dell'esposizione a situazioni di
inquinamento per sostanze nocive. Credo dunque che occorra davvero un'intensa
opera di prevenzione e soprattutto occorre che la comunità locale venga
nuovamente messa in condizioni di sicurezza rispetto alla salute, che è il bene
primario. Occorre ridare quindi tranquillità. Credo che tutto ciò si debba a
questa comunità.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, Gian Paolo Patta, ha
facoltà di rispondere.
GIAN PAOLO PATTA, Sottosegretario di Stato per la salute. Si risponde
all'interpellanza in esame su delega della Presidenza del Consiglio dei
ministri. In merito alla situazione di grave crisi ambientale e sanitaria
provocata dal Petrolchimico di Gela e dopo aver precisato che le attività di
messa in sicurezza e bonifica sono propedeutiche alla riconversione industriale,
va segnalato che l'area in questione è stata ricompresa nei siti inquinati di
interesse nazionale per le bonifiche con decreto ministeriale 10 gennaio 2000.
Tale area, dichiarata anche ad elevato rischio di crisi ambientale, è costituita
dai territori dei comuni di Gela, Butera e Niscemi, per un'estensione
complessiva di circa 671 chilometri quadrati.
L'economia dell'area appare fortemente condizionata dall'esistenza di un polo
industriale di rilevanti dimensioni. In particolare vi sono sei insediamenti
produttivi soggetti agli obblighi previsti dal decreto legislativo 17 agosto
1999, n. 334, recante attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo
dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze
pericolose, tra cui gli Stabilimenti Polimeri Europa Spa e la Raffineria di Gela
Spa. Per entrambi, il competente Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare ha avviato le istruttorie tecniche di riesame quinquennale
dei previsti rapporti di sicurezza ed ha effettuato nel 2002 la verifica
ispettiva di cui all'articolo 25 del decreto legislativo n. 334 del 1999.
Attualmente, sono in corso ulteriori verifiche ispettive sui sistemi di gestione
della sicurezza.
Poiché l'area di Gela è sito di interesse nazionale, il Ministero dell'ambiente
e della tutela del territorio e del mare ha svolto le attività istruttorie sui
progetti di messa in sicurezza di emergenza sui piani d'indagine dello stato di
contaminazione dei suoli e delle falde e sui successivi progetti di bonifica.
Dal gennaio 2000 inoltre sono state condotte ai sensi della legge 29 luglio
1999, n. 241, numerose conferenze di servizi di natura istruttoria e 11
conferenze di servizi decisorie, oltre a molteplici riunioni della segreteria
tecnica per l'istruttoria degli elaborati progettuali, con la partecipazione di
enti ed istituti scientifici di livello nazionale.
Sulla base delle informazioni acquisite, è emersa la necessità di attivare
interventi incisivi, approvati con prescrizioni nelle
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suddette conferenze decisorie, mirati alla messa in sicurezza, alla bonifica ed
al ripristino del sito.
Nella regione Sicilia è in vigore, ed è stato prorogato fino al 31 gennaio 2007,
lo stato di emergenza per la bonifica ed il risanamento ambientale dei suoli,
delle falde e dei sedimenti inquinati. Il presidente della regione, in qualità
di commissario delegato, sta provvedendo, nell'ambito dei compiti conferitigli
ed in coordinamento con il citato dicastero, ad effettuare determinati
interventi di messa in sicurezza di emergenza e di bonifica relativamente
all'area marina, all'area umida del Biviere di Gela ed alla discarica di
Cipolla.
Va ricordato che il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351, ha individuato le
autorità competenti alla valutazione e gestione della qualità dell'aria nel
territorio nazionale nelle regioni e province autonome, le quali sono tenute ad
effettuare il monitoraggio degli inquinanti atmosferici, la predisposizione e
l'attuazione dei piani o programmi per il risanamento e la tutela della qualità
dell'aria e l'informazione del pubblico. Inoltre, per le zone in cui i livelli
di una o più sostanze inquinanti comportano il rischio di superamento dei valori
limite e delle soglie di allarme, lo stesso decreto stabilisce che gli enti
regionali individuino le autorità competenti alla gestione di tale situazione di
rischio.
Relativamente alle iniziative intraprese dalla regione Sicilia, il ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha comunicato che
dall'analisi dei dati ricevuti risulta che, con il decreto assessoriale del 19
dicembre 2005, la regione ha adottato la «zonizzazione» del proprio territorio
regionale, in base alla quale il comune di Gela è stato inserito nella zona
«parte di territorio nella quale è stato accertato, mediante misurazioni in siti
fissi, il superamento dei valori limite e/o dei valori limite più il margine di
tolleranza di cui al decreto ministeriale n. 60 del 2002 e in cui si deve
intervenire in tempi brevi con i piani di azione e/o i piani di risanamento»,
ricompresa, quindi, come «area ad elevato rischio ambientale».
In base ai dati ufficiali più recenti (2005) in tale agglomerato viene
effettuato il monitoraggio di biossido di zolfo, biossido di azoto, benzene,
monossido di carbonio, particolato atmosferico ed ozono, tramite diciassette
stazioni di monitoraggio dislocate nell'area e gestite da diversi soggetti
(provincia di Caltanissetta, Agip e rete civica); quattordici di queste stazioni
si trovano nel territorio del comune di Gela e le rimanenti tre nel territorio
di Niscemi.
Dall'analisi dei dati relativi agli anni precedenti, risulta un assetto
pressoché costante della rete di monitoraggio presente nell'area in questione.
Nel periodo 2002-2005 sono stati registrati i superamenti dei valori limite, o
dei valori limite aumentati dei margini di tolleranza, stabiliti per biossido di
zolfo, biossido di azoto, materiale articolato e benzene, come risulta da
apposita tabella.
A seguito dei superamenti registrati, la regione avrebbe dovuto, ai sensi
dell'articolo 8 dello stesso decreto legislativo n. 351 del 1999, predisporre ed
adottare già dal 2003 appositi piani e programmi di risanamento della qualità
dell'aria: tuttavia, secondo quanto riferito dal Ministero competente, ad oggi
non risulta elaborato alcun piano di qualità dell'aria né è pervenuta alcuna
informazione circa eventuali azioni o misure adottate al fine di ridurre i
livelli degli inquinanti nelle zone interessate dai superamenti. La normativa
vigente, inoltre, stabilisce l'obbligo di monitoraggio ed obiettivi di qualità
per gli idrocarburi policiclici ed aromatici (IPA), limitatamente alle aree
urbane a maggiore rischio di inquinamento rispetto a tali inquinanti.
La regione avrebbe dovuto effettuare sul territorio una valutazione preliminare
della qualità dell'aria-ambiente relativamente agli IPA e ad alcuni metalli, ma
ad oggi non risultano i dati sulle concentrazioni di tali inquinanti, né
informazioni sulla valutazione degli stessi nel territorio regionale.
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Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in
considerazione della presenza di numerose aree dichiarate ad alta criticità
ambientale, ha più volte interpellato l'amministrazione regionale per verificare
lo stato di attuazione della normativa sulla qualità dell'aria, avviando,
inoltre, una collaborazione ed un confronto con le amministrazioni interessate
(regione ed ARPA Sicilia) in materia di pianificazione, valutazione e gestione
della qualità dell'aria. Ciò al fine di supportare la regione nell'obiettivo di
colmare le lacune ed i ritardi verificatisi nell'applicazione della normativa di
settore.
Nel corso dell'ultimo incontro, tenutosi presso il citato Ministero il 28 luglio
2006, l'assessore regionale al territorio e all'ambiente si è impegnato a
trasmettere una relazione di sintesi sulle attività in corso, relative alla
riorganizzazione della rete di monitoraggio ed alla pianificazione degli
interventi per il risanamento e la tutela della qualità dell'aria.
Per quanto riguarda i dati relativi alle emissioni di sostanze inquinanti,
l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici ha precisato
che essi sono contenuti nel registro delle emissioni «INES», il quale riporta i
dati dichiarati dalle aziende ai sensi del decreto legislativo 18 febbraio 2005,
n. 59, recante «Attuazione integrale della direttiva 96/91/CE relativa alla
prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento».
Questi stessi dati costituiscono parte integrante del registro europeo «EPER»,
liberamente consultabile in Internet.
Relativamente alla necessità di fornire una corretta informazione alla
popolazione coinvolta, si precisa che l'articolo 22, comma 4, del decreto
legislativo n. 334 del 1999, come modificato dal decreto legislativo 21 novembre
2005, n. 238, impone al comune in cui è localizzato lo stabilimento di portare
tempestivamente a conoscenza della popolazione le stesse informazioni fornite
dal gestore, rese eventualmente maggiormente comprensibili.
Tali notizie vengono fornite d'ufficio ad ogni persona e ad ogni struttura
frequentata dal pubblico, che possano essere colpite da un incidente rilevante e
debbono essere pubblicate almeno ogni cinque anni.
Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,
nell'attuale valutazione dei danni ambientali, sta anche verificando tutti gli
aspetti di natura sanitaria, sociale ed economica prodotti, allo scopo di
promuovere una possibile azione di risarcimento nei confronti delle aziende
responsabili.
È necessario adesso riportare le informazioni ricevute dalla regione Sicilia,
interpellata al riguardo da questa amministrazione.
L'assessorato competente ha precisato di avere intensificato la sorveglianza
sullo stato di salute della popolazione residente. I primi risultati sulle
indagini effettuate sono stati pubblicati dall'Organizzazione mondiale della
sanità, con l'approccio degli studi di mortalità, effettuati in collaborazione
con le autorità sanitarie locali, nell'ambito dei piani triennali di ricerca per
la tutela ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare. Essi sono contenuti all'interno del volume Ambiente e stato di salute
della popolazione delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale in Italia.
Nell'ambito delle iniziative del Ministero della salute finalizzate a rafforzare
le strutture sanitarie dell'area di Gela, deve essere ricordato che,
relativamente alla programmazione dei fondi strutturali europei 2000-2006, detto
dicastero, attraverso il progetto PON ATAS (Programma operativo nazionale di
assistenza tecnica), sta fornendo supporto agli osservatori epidemiologici delle
regioni dell'obiettivo 1, tra le quali è compresa la Sicilia.
Nelle suddette attività è stata inclusa espressamente la valutazione dello stato
di salute della popolazione residente nell'area di Gela, attraverso un
aggiornamento del profilo di mortalità e morbosità, tramite la piattaforma
informativa regionale appositamente potenziata presso il dipartimento
Osservatorio epidemiologico regionale.
Riguardo all'area in questione ed alle altre zone a rischio ambientale della
Sicilia, è stato definito un dettagliato rapporto,
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disponibile sul sito Internet www.docsicilia.it, a cura del dipartimento
Osservatorio epidemiologico regionale, in collaborazione con l'Istituto
superiore di sanità e con il Dipartimento di epidemiologia della ASL Roma E.
Esso concerne: la revisione delle evidenze disponibili sullo stato di salute
della popolazione dell'area; l'aggiornamento dei dati di mortalità e di
morbosità mediante l'analisi dei ricoveri ospedalieri nell'area in questione. La
fonte dei dati sanitari è il sistema informativo regionale delle schede di
dimissione ospedaliera dell'osservatorio epidemiologico; i risultati delle
analisi saranno disponibili e diffusi quanto prima. Tali attività sono state
poste in essere dal Ministero della salute in sinergia con le locali risorse
umane e strutturali e con investimenti nazionali ed europei, tramite
l'assistenza tecnica a favore delle regioni dell'Obiettivo 1, destinandovi
risorse finanziarie per un importo pari a 1 milione e 600 mila euro.
Il disegno dello studio epidemiologico ha previsto il confronto del quadro di
mortalità e di morbosità dell'area di Gela con quello di un'area limitrofa di
confronto, simile per caratteristiche geografiche, demografiche e sociali e per
l'offerta di servizi sanitari; l'area definita comprende 22 comuni nel raggio di
40 chilometri, con centro nel comune di Gela.
Nell'area di Gela, mentre non sono stati evidenziati eccessi nella mortalità per
la gran parte delle cause esaminate, i dati rilevati da entrambe le fonti
mostrano valori significativamente superiori all'atteso, rispetto ai comuni
limitrofi, nel totale delle patologie tumorali in entrambi i sessi, e per
specifiche sedi, quali colon retto nelle donne (mortalità + 50 per cento,
ricoveri + 35 per cento) e laringe negli uomini (mortalità + 64 per cento e
ricoveri 84 per cento). Si è osservato, inoltre, un aumento di ricoveri per le
malattie cardiovascolari, per le malattie respiratorie e, in particolare, per le
malattie respiratorie acute, anche se per queste ultime la mortalità risulta
significativamente inferiore rispetto all'atteso.
Alcune di queste cause (in particolare tumori del colon e malattie
cardiovascolari), oltre che di aspetti assistenziali veramente riconducibili al
momento del trattamento in regime ospedaliero, sono suscettibili di efficaci
interventi di prevenzione; al riguardo, l'assessorato competente ha evidenziato
di aver avviato, nell'anno 2005, il piano regionale per la prevenzione attiva
che include, tra l'altro, lo screening per i tumori femminili e del colon retto,
nonché la prevenzione primaria del cardiorischio.
Queste misure sono state accompagnate dall'ormai indifferibile contestuale
definizione di tutti gli interventi di bonifica ambientale a cura degli
organismi competenti.
Riguardo ad altri sistemi di sorveglianza delle patologie riconducibili
direttamente o indirettamente a fattori di rischio ambientali, è attivo,
inoltre, sull'intero territorio regionale, a cura del suddetto osservatorio e,
quindi, anche nell'area in esame, ai sensi del decreto legislativo 15 agosto
1991, n. 277, il registro regionale dei mesoteliomi (in collaborazione con l'ISPESL)
e il registro tumori di Ragusa.
Per il triennio 1998-2000, sono stati segnalati 5 casi in residenti nel comune
di Gela (su 175 a livello regionale) e sono in corso di imminente pubblicazione
i dati aggiornati.
È già in fase di avvio, anche per l'area in questione, a cura del registro
tumori di Ragusa, un sistema di registrazione delle patologie tumorali, come
richiesto nell'atto parlamentare.
L'assessorato ha già più volte rappresentato nelle sedi competenti (autorità di
gestione, commissario rifiuti, autorità ambientale) l'esigenza di essere
supportato nella prosecuzione del monitoraggio epidemiologico nell'area di Gela;
tuttavia, essendo ormai stata avviata in questi giorni l'attività promossa
dall'ufficio speciale aree a rischio dell'assessorato territorio e ambiente con
il centro europeo dell'OMS, a supporto dei piani di risanamento delle tre aree
ad elevato rischio ambientale (Gela, Priolo e Milazzo), per quanto concerne
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gli aspetti di sanità pubblica la prosecuzione dell'attività di monitoraggio in
collaborazione con il suddetto centro è già in fase di programmazione.
Infine, per quanto attiene agli aspetti di monitoraggio e prevenzione sul
territorio, è stato evidenziato che, ai sensi della normativa di cui
all'articolo 7 del decreto legislativo n. 229 del 1999 ed in conformità alle
indicazioni del vigente piano sanitario regionale, con circolare n. 1045 del 21
marzo 2001, sono state già impartite direttive per il funzionamento dei
dipartimenti di prevenzione delle aziende USL, cui compete la «tutela della
salute collettiva in ambienti di vita, anche con riferimento agli effetti
sanitari degli inquinanti ambientali».
Inoltre, nella seduta del 9 novembre uscente la VI Commissione legislativa
«Servizi sociali e sanitari» dell'Assemblea regionale siciliana ha espresso
parere favorevole all'istituzione del Dipartimento oncologico interaziendale di
II livello.
Tale progetto, secondo quanto riferito dall'ente regionale, si inserisce con
coerenza nella programmazione regionale in tema di potenziamento delle attività
oncologiche e risponde all'esigenza di garantire una corretta risposta sanitaria
nell'ottica dell'ottimizzazione dell'intervento, dell'implementazione delle
attività, dell'appropriatezza delle cure e del risparmio sulla spesa sanitaria.
L'attivazione del dipartimento in questione consentirà quindi ai cittadini del
comprensorio calatino-gelese di ricevere un trattamento diagnostico, terapeutico
e assistenziale adeguato alle necessità cliniche, basato su protocolli
appropriati, organizzati nella maniera più efficace, evitando nel contempo lo
spostamento dei pazienti verso altri centri, con l'aggravio di spese e disagi.
In particolare, le attività da implementare presso l'azienda ospedaliera
Vittorio Emanuele di Gela saranno l'Unità operativa complessa di oncologia
medica, l'Unità operativa complessa di radioterapia, l'Unità operativa complessa
per le cure palliative e l'Unità operativa semplice di anatomia patologica.
La struttura dipartimentale si avvarrà delle competenze specialistiche presenti
nei due presidi ospedalieri di Gela e Caltagirone, utilizzando professionalità e
risorse già esistenti che necessitano, peraltro, di una integrazione
organizzativa e funzionale.
La regione Sicilia ha precisato che per il successivo e conseguente
provvedimento assessoriale, le procedure risultano ormai in avanzata fase di
definizione. Si allegano i dati epidemiologici 1997-2006, forniti dall'azienda
ospedaliera di Gela, relative alle malformazioni neonatali (allegato n. 2).
Per quanto riguarda gli aspetti specificatamente sanitari, deve sottolinearsi
come la patogenesi della grande maggioranza dei difetti congeniti sia dovuta ad
interazioni fra predisposizioni genetiche e fattori esogeni. Pertanto, per le
malformazioni riscontrate sarebbe auspicabile la conoscenza dettagliata dei
fattori genetici e non.
Peraltro, le malformazioni hanno assunto una posizione di primario interesse in
campo socio-sanitario in quanto sono causa di mortalità, morbosità infantile e
di grave patologia cronica ed il loro valore viene sempre più utilizzato quale
indicatore di sorveglianza ambientale, stante l'effetto teratogeno dei metalli
pesanti, di alcuni agenti infettivi e di alcuni prodotti chimici.
Appare determinante lo studio epidemiologico in quanto i suoi risultati possono
orientare gli interventi di sanità pubblica anche mediante la sorveglianza di
fattori di rischio.
Dal punto di vista epidemiologico, la regione Sicilia segue la problematica
riguardante i nati con le malformazioni congenite attraverso l'assessorato
regionale alla sanità e l'Osservatorio epidemiologico regionale, con l'Indagine
siciliana malformazioni congenite (ISMAC).
Fin dal 1991 l'Ismac costituisce il registro siciliano malformazioni congenite,
ossia un sistema di raccolta di registrazione sistematica e continua dei casi di
malformazioni congenite osservabili nel neonato o nel bambino in tutto il
territorio
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siciliano, gestito attualmente, tramite convenzione con l'Osservatorio
epidemiologico regionale, dall'Associazione denominata ASMAC.
Il registro Ismac è membro del coordinamento nazionale dei registri delle
malformazioni congenite funzionante presso l'Istituto superiore della sanità
dove convergono tutti i registri operanti nelle regioni italiane.
Il Ministero della salute ed il MATT hanno avviato un tavolo interministeriale
per risolvere le problematiche di interesse ambientale e sanitarie, prevedendo
la creazione di una cabina di regia allo scopo di sviluppare un sistema
efficiente ed integrato per il monitoraggio dell'ambiente e della salute, mirato
a dare indicazioni operative per la protezione e la prevenzione.
Ciò permetterà di realizzare azioni di indirizzo e coordinamento a favore delle
iniziative già in essere, nonché di quelle pianificate, ma ancora da attivare,
come quelle di specifico interesse sanitario suggerite dalla Commissione
oncologica nazionale e recepite da questo Ministero.
Relativamente ai dati sul rischio cancerogeno professionale e sulle
malformazioni congenite, si riportano i dati forniti dall'Istituto superiore di
sanità, con la precisazione che sono il risultato di studi epidemiologici
condotti con protocolli di ricerca validati a livello nazionale ed
internazionale. Le indagini sul rischio professionale e sulle malformazioni sono
state condotte dall'Istituto superiore di sanità nell'ambito di consulenze
tecniche disposte dalla magistratura.
È in pubblicazione sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione lo studio di coorte
di mortalità dei lavoratori del petrolchimico di Gela, che comprende i
dipendenti del periodo 1960-2002, identificati dai libri di matricola e
osservati in termini di mortalità per lo stesso periodo. L'analisi dello studio
è stata ristretta a 6.458 uomini assunti nel periodo 1960-1993, calcolando il
rapporto standardizzato di mortalità, SMR, ed utilizzando come riferimento i
tassi di mortalità della regione Sicilia. Si ricorda che per l'SMR il valore
superiore o inferiore ad 1 identifica, rispettivamente, un aumento od una
diminuzione della mortalità della coorte di esposti rispetto al riferimento.
Nella coorte del petrolchimico di Gela, per tutte le cause l'SMR è risultato
pari a 0,70 (662 decessi), per tutti i tumori maligni pari a 0,71 (210 decessi).
Per le cause di interesse «a priori», sulla base delle precedenti evidenze
epidemiologiche relative al settore petrolchimico, ossia le neoplasie di cute,
il sistema linfoematopoietico, polmone, vescica, rene, fegato, encefalo e
pleura, i valori puntuali degli SMR hanno intervalli di confidenza al 90 per
cento, con il limite inferiore che non risulta mai superiore all'unità.
Pertanto, l'analisi preliminare della mortalità dei soggetti che hanno iniziato
il lavoro nel petrolchimico di Gela nel periodo 1960-1993 non evidenzia eccessi
per le patologie associate alle potenziali esposizioni professionali in quel
contesto lavorativo. Una sottostima del rischio per patologie rare, come sono
quelle neoplastiche di particolare interesse «a priori», potrebbe risultare
dall'effetto lavoratore sano, dalla difficoltà di attribuzione di specifiche
esposizioni in un contesto di molteplici esposizioni variabili per intensità e
durata e dalla proporzione non esigua di decessi con causa non specificata.
Per quanto riguarda le problematiche delle malformazioni congenite, sulla base
dello studio condotto nel periodo 1991-2002, è stata misurata una prevalenza per
tutte le malformazioni alla nascita circa due volte significativamente superiore
a quella del registro siciliano e dei registri italiani. Tra le malformazioni
specifiche sono significativamente in aumento i difetti del tubo neurale, la
microcefalia, l'ipospadia, l'idronefrosi e l'ernia diaframmatica. La prevalenza
alla nascita di ipospadia è di 5,6 su 10 mila, significativamente superiore ai
riferimenti di oltre 2,5 volte. Gli autori concludono che i risultati
dell'indagine rafforzano l'ipotesi di un ruolo causale di fattori di rischio
presenti nell'area. I risultati del successivo studio caso-controllo sulle
ipospadie sono stati
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presentati nel mese di ottobre 2006 al congresso annuale dell'Associazione
italiana di epidemiologia. Per le ipospadie ed il totale delle malformazioni
congenite sono risultati forti eccessi di rischio per i consumatori di pesce, di
frutta e verdura se acquistati da venditori ambulanti o pescati o prodotti in
proprio.
Gli eccessi sono presenti per consumi sia di almeno due volte a settimana o due
volte al giorno, sia di almeno una volta a settimana o una volta al giorno; le
stime di rischio variano tra 6 e 50. Gli autori concludono che i risultati sono
evocativi di un possibile effetto sul rischio riproduttivo della frequenza dei
consumi sopraelencati e rappresentano un segnale di preoccupazione a carico
della catena alimentare e dei possibili effetti sulla salute.
Per quanto riguarda la mortalità e la morbosità, l'analisi effettuata dal
dipartimento dell'osservatorio epidemiologico della regione siciliana e dal
dipartimento di epidemiologia dell'ASL Roma E ha rilevato in entrambi i generi
aumenti di mortalità e morbosità per tumori maligni (stomaco, colon retto,
laringe, polmoni, vescica, linfomi non Hodgkin) e di morbosità per malattie
cardiovascolari e respiratorie. Gli autori dello studio concludono che, sulla
base dei suddetti risultati, la sorveglianza epidemiologica deve rientrare tra
le priorità di sanità pubblica.
Relativamente a quanto richiesto dagli onorevoli interpellanti sull'istituzione
di una conferenza di lavoro, affinché si cominci ad esaminare un piano di
riconversione produttiva, si precisa che il Ministero dello sviluppo economico
ha annunciato la prossima apertura di un tavolo nazionale sulla chimica,
finalizzato a definire gli obiettivi e le strategie di politica industriale del
comparto e le prospettive dei diversi poli chimici dislocati sul territorio
nazionale, con particolare attenzione al sito di Gela.
Inoltre, si ritiene opportuno riportare in sintesi alcune informazioni pervenute
dal gruppo ENI, tramite la competente prefettura di Caltanissetta. Nel sito di
Gela il gruppo ENI è presente con la raffineria di Gela Spa e con gli impianti
della Polimeri Europa Spa. Per quanto riguarda la prima, essa è dotata di un
sistema di abbattimento delle emissioni in atmosfera prodotte dalla centrale
termoelettrica dello stabilimento, che ha consentito una sostanziale riduzione,
come riferito nella documentazione pervenuta dall'ENI, delle emissioni in
atmosfera, che oggi sono fino a 4 volte inferiori a quelle precedenti. Oltre il
70 per cento delle emissioni atmosferiche è monitorato da sistemi di misurazione
in continuo e da periodici ulteriori monitoraggi eseguiti da qualificati
laboratori esterni.
La raffineria sta ultimando la realizzazione di un progetto volto al
contenimento e al trattamento delle acque di falda inquinate, il quale assicura
sia la preventiva messa in sicurezza dell'area che la sua completa bonifica.
Per quanto riguarda le attività di tutela della salute dei lavoratori presso la
raffineria di Gela, dagli anni Ottanta è in vigore il processo di valutazione
dei rischi per la salute dei lavoratori esposti (chimici cancerogeni, fisici
biologici o derivanti da specifiche attività operative). L'ENI precisa che la
misurazione dei vari agenti di rischio, in particolare degli agenti chimici
cancerogeni, ha sempre mostrato valori espositivi abbondantemente al di sotto
dei limiti consentiti dalla legge. Gli accertamenti sanitari per tutti i
lavoratori esposti ai rischi hanno una periodicità annuale e sono mirati ai
rischi derivanti dalle esposizioni a sostanze chimiche cancerogene, al rumore,
all'attività con attrezzature munite di videoterminale, eccetera.
La struttura sanitaria della raffineria di Gela è composta da un medico
(responsabile sanitario), coadiuvato da sette infermieri (operanti in turno
continuo). Per ciascun lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria, è
istituita una cartella sanitaria e di rischio in cui sono riportati i risultati
degli accertamenti sopra indicati. I risultati globali, ordinati per mansione,
sono riportati, in forma anonima e collettiva, nel registro dei dati
biostatistici. Secondo quanto comunicato dall'ENI, tali dati non hanno
presentato, ad oggi, aspetti critici.
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Dal 1992, il personale della raffineria di Gela si sottopone, su base
volontaria, ad un programma di prevenzione dei tumori del colon, vescica,
prostata, reni, dei tumori della sfera genitale femminile (Progetto salute
ENI-Sicilia). Presso la raffineria, inoltre, è stato attivato un sistema di
telemedicina, che offre la possibilità di usufruire di consulti sanitari con
strutture di eccellenza, italiane ed estere. È poi attualmente in corso un
progetto di ricerca, in collaborazione con l'ISPESL, avente i seguenti
obiettivi: studio di biomarcatori da utilizzare nel monitoraggio ambientale del
benzene; studio dei marcatori di diversità genetica nell'ambito del monitoraggio
biologico del benzene.
Per quanto riguarda, infine, la Polimeri Europa Spa, si precisa che nei processi
di combustione vengono utilizzati esclusivamente combustibili gassosi, che hanno
le migliori performance di tutela ambientale.
L'ENI, al riguardo, sottolinea che, dal marzo 2005, il sistema di gestione
ambientale dello stabilimento ha conseguito la certificazione internazionale
UNIEM ISO 14001. Gli accertamenti svolti nell'ambito del monitoraggio degli
ambienti di lavoro hanno consentito di escludere elementi di criticità per la
salute dei lavoratori legati alle contaminazioni riscontrate nei terreni nella
falda.
PRESIDENTE. L'onorevole Dioguardi ha facoltà di replicare.
DANIELA DIOGUARDI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per la
completezza della risposta. Sicuramente vi sono elementi di positività e ciò è
evidente già da alcuni anni, come un'attenzione maggiore verso il monitoraggio e
un'attività di indagine e di studio.
Devo, però, sottolineare alcuni aspetti, come il fatto che, già dal 2002, il
piano sanitario regionale preveda, proprio perché la zona di Gela è stata
dichiarata, sia dalla legislazione nazionale sia da quella regionale, zona ad
alto rischio ambientale, un dipartimento oncologico di secondo livello. Siamo
nel 2006 e, purtroppo, non si è visto nulla.
Mi auguro che questa risposta porti realmente ad un'accelerazione. Come dicevo
prima, i tempi di chi soffre non possono stare dietro alle lungaggini delle
istituzioni e della burocrazia o, peggio ancora, a promesse vuote.
Mi sembra, inoltre, che dalla relazione manchino alcuni aspetti che riteniamo
essenziali. In primo luogo, si potrebbe vedere alla luce di quei finanziamenti,
i tre miliardi di euro, di fare in modo che possa essere costituito il servizio
di biologia molecolare, un servizio che sembra necessario rispetto alla
possibilità di conoscenza sui tumori, alla loro diagnosi precoce, alla prognosi
ed alla tipizzazione.
Insisto, anche, sull'unità di igiene ambientale a Gela, sul registro tumori e
sul rilevamento dell'inquinamento, che deve essere potenziato.
Infine, l'ENI farà parecchio, però, vista la situazione di gravità, dovrebbe
esservi un servizio di medicina e di igiene del lavoro.
Quindi, mi auguro che tutto ciò porti a risultati concreti che possano, come
dicevo prima, ridare serenità ad una comunità che, in questo momento, è
veramente particolarmente inquieta. Vi sono movimenti: i cittadini e le
cittadine stanno cercando, in tutti i modi, di organizzarsi per portare alla
ribalta e trovare soluzione ai loro gravi problemi.